Cosa fa nella giornata media un Social Media Manager? Come si articola il suo lavoro? Quali sono i suoi compiti e quante ore dedica a ciascuno di essi? Se la cosa vi incuriosisce, potete dare uno sguardo a queste due infografiche raccolte da Kevan Lee sulla sezione social di BufferApp.

La prima è stata prodotta da Socialcast e riguarda la giornata tipo, le operazioni ricorrenti, le routine nelle tre fasi (mattino, pomeriggio e sera).

The Hectic Schedule

La seconda invece, prodotta da Mark Smiciklas di Intersection Consulting, ha a che fare con la quantità di ore dedicata ogni settimana a ciascun compito o, più in generale, cerca di quantificare il tempo profuso da un’azienda nella gestione dei social media.

Social Media Workflow


Due novità da Facebook. La piattaforma ideata da Mark Zuckerberg in questi ultimi giorni ha rinnovato il servizio “Places” ed ha lanciato una nuova funzione che permette agli utenti di mandare un grazie ai propri contatti.

Nuovo Facebook Places

Facebook Places è stato rinnovato soprattutto sulla grafica, ma permette ancora di ricevere indicazioni e segnalazioni sui posti da visitare. Partendo da Facebook.com/places si accede alla pagina principale del servizio in cui l’utente può inserire il nome di una città di suo interesse. Il sistema a questo punto risponde con una lista di cose “da fare” in quella determinata città, diviso per le sezioni Ristoranti, Hotel, Bar, Caffè, Attrazioni pubbliche, Arte e intrattenimento e altro. I risultati, ovviamente, sono basati sul voto espresso dalla nostra “cerchia sociale” ossia dai nostri amici/contatti e dai loro amici. La tecnologia che sottosta a questo tipo di strumento è l’onnipresente Graph Search. Che il social network più popoloso del mondo voglia iniziare a fare concorrenza seriamente a servizi come Yelp, Trip Advisor, Zagat (di Google) e Foursquare mi sembra a questo punto oltremodo chiaro.

Facebook Say Thanks

L’altra nuova funzione introdotta da Facebook si chiama “Say Thanks” e, come dichiara il nome stesso, serve a mandare un ringraziamento particolare a un contatto attraverso la piattaforma. L’utente può esprimere gratitudine attraverso un video della durata variabile – tra 30 e 60 secondi – realizzato usando le foto presenti nelle gallerie fotografiche del profilo dello stesso utente. Per accedervi bisogna partire da questa pagina: Facebook.com/thanks. Una volta scelto l’amico-destinatario e le foto da utilizzare, il sistema provvederà a creare in autonomia il video che l’utente poi potrà pubblicare sulla propria bacheca. L’amico, taggato automaticamente dal sistema, sarà avvisato della presenza di questo nuovo status e potrà quindi visualizzarne il contenuto.

Fonti: Cnet.com e The Guardian.


Non è una diceria priva di fondamento. A quanto pare, è davvero il genere femminile ad essere il più presente su Pinterest – ed anche in maniera abbastanza massiccia.
Recentemente la piattaforma di statistiche RJMetrics, esaminando un set di 50.000 pin del tutto casuali pubblicati da utenti anch’essi casuali, ha scoperto che circa l’80% degli utenti che usano il social network è di sesso femminile. E non solo: ben 92 pin su 100 sono creati da donne.

Pinterest users by gender

C’è da stupirsi? Ovviamente no. Ma bisogna andare più a fondo.
Se il nostro target è esclusivamente o prevalentemente maschile, dobbiamo evitare di aprire un canale sul social network fondato da Ben Silberman? Meglio non essere così drastici. Riflettiamo. Se è pur vero che la presenza femminile è predominante, quella maschile non appare essere del tutto assente dal canale. Da diversi mesi la percentuale di pin effettuati da utenti di sesso maschile sta calando, vero, ma questo è importante solo fino a un certo punto.

Pinterest percentage of pins by men

Qualunque sia il target a cui vogliamo fare riferimento, prima di prendere una decisione riguardo l’apertura di un account su Pinterest, vanno tenuti in considerazioni anche altri due fattori molto importanti:
1. le caratteristiche salienti del social network in relazione al tipo di prodotto/servizio che vendiamo;
2. il tempo necessario da impiegare, lo sforzo richiesto in termini economici.

Andiamo con ordine.

Fattore 1. Pinterest è sostanzialmente una vetrina. Dunque, aprendo un account su questa piattaforma i nostri prodotti possono avere un posto dove mostrarsi in tutta la loro bellezza. Questo ovviamente vale per più per i prodotti, che per i servizi, in quanto quest’ultimi – proprio a causa della loro caratteristica fondante – non sono oggetti che possono essere mostrati. Ma anche se ci limitiamo ai soli prodotti, bisogna comunque fare attenzione o, meglio, capire se essi si prestano a stare in una vetrina. Se ad esempio vendiamo capi di abbigliamento, accessori, dolci, mobili, complementi di arredo o altri oggetti degni di essere mostrati, allora potrebbe essere vantaggioso avere un profilo Pinterest. Se invece il nostro prodotto – qualunque esso sia – non fa del suo aspetto esteriore il suo punto di forza, allora non è il caso di metterlo in vetrina. Tentiamo anche conto che, se mettiamo foto dei nostri prodotti sulla piattaforma, dobbiamo produrre degli scatti di ottima qualità e alta definizione, realizzati magari da fotografi professionisti, o avere già a disposizione un catalogo fotografico in cui i prodotti vengono mostrati al meglio della forma.

Fattore 2. Se aprire un altro canale su un altro social network, vi porta via troppo tempo e/o troppe risorse economiche, lasciate perdere. Meglio concentrarsi sulle piattaforme più popolose e più frequentate. In altre parole, in caso di budget scarso o limitato date tutta la vostra attenzione a Facebook e Twitter, dal momento che saranno ancora – e a lungo – le prime due piattaforme di social network per numero di iscritti e di utenti attivi. Pinterest al momento è 4° in questa classifica (fonte eBiz MBA) e di certo non va ignorato, ma gran parte dei suoi utenti sono americani, difatti solo l’8% degli utenti europei che usano internet hanno un profilo su questa piattaforma.

Riassumendo: se il vostro target d’elezione sono donne americane adulte, investite tutto il vostro “online budget” per il marketing su questa piattaforma; qualora invece così non fosse, pensaci bene o perlomeno fermatevi un attivo a riflettere su quanto vi abbiamo appena detto.