Storico risultato. Negli Stati Uniti per la prima volta nella storia il valore di mercato della pubblicità internet raccolta ha superato quella del settore televisivo. Chi lavora con il web lo sperava, anzi sapeva in cuor suo che prima o poi sarebbe successo. Ed ecco qui: è successo.

Secondo un report dello IAB (Internet Advertising Bureau), nel 2013 il valore della pubblicità su internet – definito “interactive advertising – è stato pari a circa 42,8 miliardi di Dollari, mentre quello del settore televisivo non ha superato i 40,1 miliardi.

Nello specifico, il totale della raccolta pubblicitaria può essere così suddiviso:
– il settore “Mobile” ha visto un aumento del 110% (anno su anno), raggiungendo la cifra di 7,1 milardi. Una crescita straordinaria, che difficilmente si arresterà nel 2014;
– il settore “Digital video” ha raccolto 2,8 miliardi, leggi + 19% sul 2012. Si è confermato dunque quarto settore più importante, dopo il “Mobile”;
– il settore “Search” – ossia la pubblicità contestuale sui motori di ricerca – ha raggranellato 18,4 miliardi. Una crescita del 9% sull’anno precedente, che aveva segnato 16,9 milardi. Non eccellente, ma comunque il risultato rimane parecchio positivo;
– il settore “Display” – in altri termini banner e affini – ha portato a casa invece 12,8 miliardi, dunque il 30% circa dell’intera raccolta dell’anno. La sua crescita è stata modesta (solo il 7%) ma comunque importante, dal momento che molti analisti danno già da tempo morente quello che può essere considerato uno dei pilastri dell’economia della rete.
dollari
La situazione in Italia è alquanto diversa, comunque. Se in Europa nel 2013 il mercato della pubblicità online è valso oltre 24,3 miliardi di Euro, quello Italiano si è fermato a soli 1,5 miliardi. Qui da noi, insomma, la pubblicità tv non è ancora stata scalzata dal comparto internet, ma il dato è comunque confortante, dal momento che si tratta di un aumento del 7,7% rispetto al 2012.
La crescita del settore è dovuta principalmente al comparto “Display”, che ha visto concentrare su di sé il 47% degli investimenti; a seguire il “Video”, che ha registrato un +38,7% e infine il “Mobile” con +34,1%.

Queste cifre, che comunque fanno ben sperare per il futuro del settore, tuttavia sono parziali; si tratta di dati che fanno riferimento solo ed esclusivamente alla raccolta pubblicitaria. Dal paniere sono esclusi ovviamente tutti quegli investimenti che ricadono in ambito “consulenza” o comunicazione, più in generale. Se si contassero anche le spese delle aziende in settori quali il SEO (Search Engine Optimization) e i social media, le cifre sarebbero ovviamente molto più cospicue.