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Vic Gundotra, responsabile di Google+ da più di 8 anni, ha improvvisamente lasciato il team di lavoro il 24 aprile scorso: non è l’unico membro importante del team ad aver lasciato e, anche se le sue motivazioni sembrano di carattere personale, la paura di molti è che in realtà il problema sia proprio Google+.

In questi anni molti titolari di aziende e agenti di marketing hanno continuato a implementare e migliorare la propria presenza su Google+ per creare branding e per ottenere benefici a livello SEO: è stato tutto inutile? Google+ è davvero un “Morto che Cammina” come sostiene TechCrunch?

Possiamo cercare di capire meglio cosa sta accadendo e trarre le nostre conclusioni sul futuro di Google+, esaminando ciò che sta accadento sia da un punto di vista aziendale che da quello del marketing online.

Quando Google Plus NON è un morto che cammina

Google plus è un morto che cammina?

Google+, prima di tutto

Google + è, essenzialmente, il prodotto che è nato per competere con Facebook e Twitter, e da alcuni è considerato un prodotto fallimentare perché non ha, in effetti, saputo diventare mai un concorrente vero e proprio. G+ ha oltre 300 milioni di iscritti, ma alcuni considerano il dato “reale” di molto inferiore, poiché molte iscrizioni sono avvenute per poter avere accesso a tutti gli altri prodotti di Google (in effetti, qualcuno considera l’iscrizione “forzata” a Google Plus come fraudolenta).

Comunque sia, l’iscrizione “naturale” o “forzata” degli utenti ha permesso a Big G di reperire un altissimo numero di informazioni dettagliate sugli utenti e sui loro comportamenti in rete, profilandoli ulteriormente.

Perché Google plus E’ UN Morto che Cammina?

TechCrunch, fonte certamente autorevole, punta la propria attenzione su Gundotra e sul fatto che se ne sia andato di punto in bianco. Pubblicando il suo articolo “Google+ is a walking Dead”, TechCrunch afferma che “Quello che stiamo sentendo da più fonti è che Google non sarà più considerato un prodotto, ma una piattaforma. Essenzialmente termina la sua competizione con altri social network come Facebook e Twitter”.

A queste affermazioni ha replicato però un rappresentante di Google, negando che si stia procedendo in questo senso. A sostegno della sua tesi tuttavia TechCrunch ha mostrato come 1000-1200 lavoratori siano stati trasferiti dal nucleo di lavoro di Google+ al team di Android e verso altri prodotti di Big G.

Vedremo come si comporterà in tal senso il nuovo “capo” di Google+, David Besbris: questo potrebbe essere un ottimo momento per Google+ per forgiare una nuova immagine di se stesso.

SEO e Google+

Diamo un’occhiata prima di tutto a quelli che sono i vantaggi di Google Plus per la SEO: pensiamo ad esempio al markup Google Authorship e al Google Author Ranking. Queste due possibilità fanno davvero la differenza in ambito SEO, costituendo forse i vantaggi davvero notevoli del prodotto.

Associare il Profilo Autore alle pagine che scrivi, infatti, ti permetterà di visualizzare la tua immagine accanto ai risultati di ricerca. Questo non solo migliorerà la tua brand reputation, ma migliorerà anche il clickthrough sui tuoi pezzi. Sotto una heatmap che mostra proprio come, quando è presente un profilo a cui è stata associata la Google Authorship, le interazioni con il link siano maggiori.

Heatmap Google Authorship

Heatmap che mostra il coinvolgimento dell’utente grazie a all’Authorship

Insieme a queste possibilità, Google+ ti permette di ottenere risultati più rilevanti nelle ricerche di chi sta seguendo il tuo profilo G+. Inoltre, se una persona ha fatto +1 sul suo sito web, è molto probabile che anche il tuo stesso sito ottenga un rango più elevato nelle sue ricerche. Va aggiunto poi che i post su Google+ vengono indicizzati, e che spesso Google li propone in ottime posizioni anche nei risultati di ricerca “puri”.

È chiaro da tempo, inoltre, come Google+ influenzi pesantemente il carosello di risultati “local” durante le ricerche sulla rete di Google, e come lo stesso carosello di risultati venga modificato in base ai “+1” sulle pagine.

L’avvicendamento fra Gundotra e Besbris, a mio avviso, non cambierà troppo le cose per Google+, il cui futuro appare comunque meno chiaro anche a causa dello spostamento di un buon numero di lavoratori su altri progetti.

In conclusione

Credo che sia comunque opportuno continuare ad investire in Google+.

Sia che resti un prodotto con caratteristiche spiccatamente social, sia che diventi una piattaforma, Google+ avrà sempre e comunque il supporto che Google dedica a tutte le sue “estensioni” che ospitano strumenti importanti per la profilazione degli utenti (la base su cui ha costruito – e continuerà a costruire – il suo business pubblicitario).

Il percorso iniziato da G+, quindi, cambierà probabilmente algoritmi, ma difficilmente perderà la sua importanza e i benefici lato SEO.

Pur non essendo il “nuovo facebook”, Google+ infatti ha il merito di poter essere considerato un prodotto che propone contenuti di qualità, grazie ai “+1” degli utenti e all’Author Ranking, e allo stesso tempo è diventata una risorsa davvero importante per la SEO.

No TechCrunch, non credo che Google+ sia un Morto che Cammina.