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Questo post, che ricalca nel titolo il ben più famoso “The decay and fall of guest blogging for SEO” parte da un problema sollevato Matt Cutts alla fine dello scorso anno, e che genera ancora parecchie polemiche: i guest post sono ancora utilizzabili? Adoperandoli per ottenere link juice funzionano o portano senza dubbio alla penalizzazione del sito?

Una strategia di link building legittima mira a incrementare il numero di link a una determinata pagina, sito, portale per obiettivi diversi, ma sempre e comunque nell’ottica di un miglioramento del posizionamento della pagina nella SERP dei principali motori di ricerca.

Come la maggior parte delle tattiche adottate dai SEO negli anni, anche del guest blogging si è abusato: ecco perché lo stesso Matt Cutts ha affermato che il guest blogging è una delle tecniche SEO che sarà tenuta d’occhio – e eventualmente penalizzata – da Google.

Vignetta guest blogging

Vignetta guest blogging

 

Che cosa significa, e cosa implica questo nelle normali strategie di un SEO?

Fondamentalmente, dipende tutto dal modo in cui siete abituati a fare SEO: se utilizzate il guest blogging come corsia preferenziale – ed esclusiva – per far girare i vostri articoli, probabilmente sarete penalizzati.

Bisogna tenere a mente infatti che Mr. G. penalizza tutto ciò che sembra costruire link in modo innaturale… e l’utilizzo massiccio di un’unica strategia e di un canale solo, risultano quantomeno sospetti.

La vera domanda da porsi però è questa: in che modo posso utilizzare i guest post senza essere penalizzato? Quali sono le tattiche SEO migliori per la link building?

Pensiamo prima di tutto a questo: anche se solo recentemente è diventato uno strumento “di massa”, il guest blogging non è nato adesso; prima di esso esistevano comunque delle tattiche valide che includevano:

  • Scambio di link
  • Directory
  • Link sui forum
  • Article marketing

Il loro utilizzo, la base per tutti i SEO, è drasticamente cambiato nel 2012, quando Google ha rilasciato il suo Penguin, che si è abbattuto come una mannaia per penalizzare i link di scarso valore che violavano le policy di G.

Subito dopo, è nato il guest posting come lo conosciamo oggi.

GUEST POSTING SENZA ESSERE PENALIZZATI: QUALCHE IDEA

In un post della fine del 2013 – inizio 2014, dicevamo, Matt Cutts spiegava che i guest post così come li conosciamo sono destinati a scomparire. Ma allora, quali sono le linee guida da seguire affinché i nostri siti non vengano penalizzati se ottengono link da post su blog altrui?

Content is king: guest post con contenuto

Google ce lo ricorda spesso: content is King

Prima di tutto, consideriamo le tattiche di cui parlavamo poco sopra: un mix fra di esse può essere ancora buono per ottenere la giusta link juice (i link rimangono ancora il fattore più importante di ranking off-page per Google).

Alle tecniche sopra elencate, possiamo aggiungere i guest post stando attenti a:

  • non duplicare mai i contenuti;
  • cercare di fare guest post solo in blog che potrebbero pubblicare i nostri articoli anche se non inviassimo loro il pezzo (quindi di grande attinenza ai nostri contenuti);
  • scrivere contenuti di altissima qualità, senza infarcirli con ancore e link, che apportino un plusvalore al lettore e al sito che li pubblicherà;
  • limitare il numero dei post in guest blogging;
  • non fare article spinning

 

Per ogni guest post che si scrive su un medesimo argomento, poi, bisogna ricordarsi di:

  • linkare non solo verso il sito che ci interessa posizionare, ma anche le fonti più autorevoli per quell’argomento;
  • modificare il testo delle ancore per ogni guest post (e con esso variare talvolta anche la pagina di destinazione)

Allo stesso tempo ci si deve ricordare che, come cita lo stesso Cutts, esposizione, branding, click e comunità sono ancora possibili da creare tramite il guest blogging – basta inserire il nofollow, e tutti i problemi scompaiono.

In pratica, quindi, l’intervento di Cutts non dice nulla che, paradossalmente, non costituisse già una best practice; per non essere penalizzati abbiamo bisogno di contenuti di qualità, contenuti di qualità, contenuti di qualità.

“Content is king” diceva Bill Gates nel lontano 1996… e a sentire quello che dicono le linee guida di Google, da allora niente è cambiato.