Non si parla d’altro. Negli Stati Uniti, in Nuova Zelanda e in Australia il 6 luglio è stata lanciata l’app Pokemon Go, della Nintendo, diventando l’ossessione del momento.

Solo 2 giorni dopo il rilascio, l’app era già installata sul 5,16 % di tutti i dispositivi Android negli Usa. Vi sembra poco? Il dato supera quello di Tinder, l’app per il daiting.

Come funziona? L’applicazione utilizza le funzionalità GPS dello smartphone, in combinazione con Google Maps, per ” posizionare ” i pokemon in luoghi del mondo reale, che poi dovranno essere cercati e “cacciati” dagli utenti.

In termini di tempo di utilizzo, Pokémon GO sta battendo tutti i social. Supera non solo Whatsapp, Instagram , Snapchat e Messenger, ma il più navigato Twitter e soprattutto la pietra miliare di internet, Facebook.

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Secondo SensorTower, lunedì 11 luglio il tempo medio giornaliero speso per Pokémon Go è stato di 33 minuti, mettendo Facebook al secondo posto, 22 minuti, e Snapchat al terzo, 18 minuti. Per quanto riguarda il mondo dei giochi invece non è stato ancora battuto il record di Game of War (quasi 2 ore di utilizzo al giorno) e Candy Crush Saga (43 minuti) .

Oggi è stata rilasciata l’app in Europa e soprattutto in Italia, dove era attesissima. Quanto durerà questa popolarità? Non  ci resta che aspettare e vedere cosa la Nintendo farà per mantenere gli utenti impegnati.

 


Non scrivere nulla online che non vuoi che il mondo sappia.  Questa è una regola di comunicazione che ogni giorno vale sempre di più in quanto potenziali datori di lavoro, forse anche potenziali partner, ci cercano sul web. Ma non solo.

L’agenzia newyorkese Degree180 sta creando Social Autopsy, un motore di ricerca dove basterà scrivere il proprio nome per ottenere tutto quello che abbiamo detto sul web,  un archivio ricercabile, una vera e propria “autopsia sociale”.Sarà pronta appena avrà raggiunto 100.000 profili di persone che esprimono costantemente espressioni d’odio online. Ma vale anche per aziende, quelle che sono cadute in fallo una volta di troppo.

La motivazione per la creazione di questo particolare motore di ricerca sta nell’aiutare i ragazzi attaccati dal cyberbullismo e quindi per prevenire l’aumento, purtroppo costante, dei suicidi a causa di attacchi sui social.

Nel video di lancio dichiarano:

“Questi individui sono i vostri insegnanti, i vostri medici, vicini di casa, i vostri capi. Per la prima volta in assoluto vi verrà data la possibilità di eseguire un vero e proprio controllo su di loro per vedere ciò che queste persone sono realmente”.

Qualsiasi persona può aiutare nel processo di creazione degli archivi, basta inviare un mail con screenshot di frasi prese online di persone che attaccano pesantemente gli altri.

Questi profili rimarranno sul web per un anno e per cercare la persona desiderata basterà inserirne nome e cognome.

“La nostra speranza è che in quel lasso di tempo, l’utente riconsidererà attentamente ciò che condivide” dichiarano da Degree180.

Riusciranno nel loro intento? Vi terremo aggiornati!


Novità in casa Twitter. Negli ultimi 8 giorni il social network dei 140 caratteri ha rilasciato tre nuove feature molto interessanti, qualcosa che forse non rivoluzionerà il modo in cui ci rapportiamo con questa piattaforma, ma che di certo renderanno più ricca l’esperienza d’uso.

Mercoledì scorso (21 gennaio) è stata annunciata una modifica all’algoritmo che mostra all’utente i tweet dei suoi following. D’ora in avanti accedendo alla homepage di Twitter si potrà visualizzare anche quello che è successo mentre “eravamo via”, ossia lontani dal servizio. Una specie di riassunto, insomma, che ci segnala i contenuti rilevanti che sono stati twittati quando non eravamo con gli occhi sulla piattaforma. Questi recap – che saranno segnalati con il testo “While you were away” (mentre eri via) per il momento sono disponibili solo sull’app per il sistema operativo iOS. Nelle prossime settimane il servizio sarà esteso anche alla piattaforma Android.

Twitter - While you were away

Le due funzioni annunciate ieri (27 gennaio) sono molto semplici, ma forse ancora più interessanti. La prima riguarda la possibilità di inviare DM (messaggi privati) ad un gruppo di utenti, anziché ad uno solo. Si potrà quindi usare Twitter alla stregua di un instant messenger per comunicare con un gruppo (formato da 20 persone al massimo) mantenendo la comunicazione privata, cioè lontano dalla timeline e da occhi indiscreti.

La seconda funzione riguarda la possibilità di usare la fotocamera dello smartphone per accludere dei video ai tweet. Senza aver bisogno però di usare Vine. D’ora in poi quindi sarà possibile allegare ai nostri messaggi dei veri e propri video (della lunghezza massima di 30 secondi). Ma non solo: prima della pubblicazione sarà anche possibile editarli direttamente nell’app di Twitter.
Per visualizzare questi brevi video – la cui preview sarà una piccola immagine allegata al tweet e sormontata dal simbolo del “play” in un cerchio bianco – basterà cliccare sull’immagine stessa. Anche in questo caso gli utenti iPhone possono usare la nuova funzione sin d’ora, mentre quelli che usano un apparecchio Android dovranno attendere ancora un po’.