Ad Maiora si certifica ufficialmente come Trafficker su Doubleclick by Google.

Nell’ottica di offrire ai propri clienti dei servizi sempre più specializzati, la gestione degli ad server per importanti publisher a livello nazionale ed internazionale è diventato uno dei settori fondamentali per la monetizzazione del traffico online. La certificazione del nostro Responsabile Marketing Giulio Cupini, è un ulteriore passo verso l’affermazione di questo servizio.

Ad Maiora!

certificato dfp


Se credete che le attività di social media marketing siano semplici ed economiche, beh è arrivato il momento di ricredervi. Sebbene la registrazione e l’accesso alla piattaforma di social media siano – il più delle volte – gratuite, la stessa cosa non si può dire per la gestione dell’account.
Creare contenuti e interagire con i propri followers (ossia gli utenti) è un’attività che, oltre a portare via del tempo, ha i suoi costi. Innanzitutto bisogna pianificare, creare cioè un piano di lavoro che preveda la pubblicazione di contenuti in base a certe tematiche e a certi intervalli di tempo, poi bisogna creare il contenuto, quindi sottoporlo a revisione ed approvazione, in un secondo momento bisogna programmare la pubblicazione dei contenuti creati e approvati, infine bisogna monitorare il feedback che ricevono. Inoltre in molti casi bisogna anche fare promozione alle singole porzioni di contenuto prodotto – come ad esempio la sponsorizzazione dei post su Facebook. Un’altra attività impegnativa è la gestione della stessa community su cui i contenuti vengono pubblicati, ossia fare il cosiddetto “community management”.

Nell’immagine che vedete qui sotto è riportato il caso Nestlè. La società che fornisce il servizio “Percolate” ha pubblicato questa dettagliata infografica che riassume i costi che la corporation Svizzera sostiene per mantenere la sua presenza sui social network.

Percolate - How Much Does Marketing Really Cost?

(Cliccate sull’immagine per visualizzarla completa)

Calcolare il costo reale (medio) dell’attività sui social network è alquanto semplice ma articolato. Facciamo un esempio, prendendo in considerazione Facebook. Creare un post porta via in media un’oretta di tempo, tra ricerca delle fonti, scrittura del post, preparazione dell’immagine (o del video), approvazione del tutto e programmazione. L’infografica dice 2 ore, ma teniamoci bassi. Dunque calcoliamo il numero di post prodotti in un mese (giorni feriali): non meno di 20, né più di 40, cioè non meno di uno al giorno, né più di 2; poi moltiplichiamolo per 1 (ora). Avremo il numero di ore/mese per la produzione e pubblicazione del contenuto editoriale su di un canale. A queste ore dobbiamo inoltre aggiungere tutte le ore impiegate per monitorare quello che accade sul canale (commenti, domande, interventi in genere) e per fornire delle risposte, ossia per interagire con gli utenti che forniscono un feedback ai nostri contenuti. Poi moltiplichiamo questo numero complessivo di ore per il costo orario (dipende da quanto pagate il vostro dipendente/collaboratore) ed avremo il costo mensile dell’attività. Attenzione perché non è finita. Come ultima cosa va moltiplicato questo valore per il numero di canali in cui la nostra azienda (il nostro brand) è presente, perché ovviamente Facebook non è l’unico social network, non si esaurisce tutto su Facebook.

Se i costi riportati nell’infografica di Percolate vi sembrano molto alti, molto probabilmente non avete bene presente quale sia il lavoro dietro la gestione di un canale “social”. Ad ogni modo, le cifre non sono poi così importanti. Che decidiate di affidarvi ad un’agenzia esterna o che facciate fare il lavoro a delle risorse interne all’azienda, resta il fatto che qualcuno debba impiegare delle ore lavoro per far sì che l’azienda sia presente in rete. E – lo sappiamo benissimo – il lavoro costa. Peraltro, ormai è praticamente impossibile essere assenti dalle conversazioni che avvengono online. Potete anche decidere di disinteressarvene, potete restarne fuori coscientemente, ma ricordate che, anche se voi non ci siete, qualcuno potrebbe comunque stare parlando di voi sul web, potrebbe citarvi su di un social network, potrebbe tirarvi in mezzo, volenti o nolenti. Far sentire la propria voce, la propria opinione, la propria versione dei fatti, è sempre importante. Non dimentichiamolo.


Quante app avete nel vostro smartphone? Prendete in mano il vostro device e provate a contarle. Bene. Adesso contate quante di queste usate quotidianamente. Vi stupirà scoprire che le app a cui accedete ogni giorno (almeno una volta al giorno) sono meno di una decina, o giù di lì.
La cosa non deve farvi sentire migliori o peggiori degli altri utilizzatori di “cellulari intelligenti”. Una recente ricerca di comScore ha scoperto che circa due terzi degli utilizzatori di smartphone non scarica alcuna app nel “mese tipico”.

Numero di app scaricate al mese per utente (USA)

Certo, questa ricerca fa esclusivo riferimento al mercato USA, ma possiamo ipotizzare che la situazione in Italia non sia poi così dissimile.
Anche quel terzo di utenti che invece scarica almeno un’app ogni mese, in fin dei conti non fa poi grandi volumi di download. Il 23% – per la precisione – tira giù dagli store al massimo 3 applicazioni, non di più.
Ma quali sono le ragioni di tale inedia? Scarso interesse verso la novità? Forse, ma non solo. Probabilmente gran parte degli utenti non sente la necessità di continuare a riempire il suo apparecchio di software. Forse anche un po’ intimoriti dal rischio di saturare la memoria dei nostri apparecchi, preferiamo restare fedeli a quelle app che già abbiamo. In fondo il software che ci fornisce il produttore dello smartphone – insieme alle prime fondamentali app che scarichiamo subito dallo store, appena acceso il cellulare per la prima volta – si rivela sufficiente per l’utilizzo quotidiano. Sono pochi, infatti, gli utenti che vanno oltre le classiche funzioni: chiamate, SMS, sveglia, fotocamera/videocamera, calendario, email, appunti/note, mappe, instant messenger (il più delle volte Whatsapp), social network più diffusi (Facebook, Instagram, Twitter) e qualche videogame.
Un’altra interessante ipotesi, riguardo la penuria di app scaricate nel mese medio, ha a che fare con la facilità con cui si possono reperire novità. Secondo alcuni, infatti, accedere all’applicazione dello store è molto semplice (basta un click sullo schermo, in effetti), meno semplice è invece trovare nuove ed avvincenti applicazioni che spingano l’utente a scaricare. Il motore di ricerca interno allo store potrebbe non funzionare nel migliore dei modi o le strategie editoriali di suggerimento nuove app potrebbero non essere sufficientemente convincenti. A farne le spese sono comunque le nuove app, che in una siffatta situazione riscontrano grosse difficoltà ad emergere.