Uni 2.0Uno studio condotto dal «Centro Nexa su Internet & Società» del Politecnico di Torino ha fotografato la presenza sui social network degli atenei italiani: l’80% delle università sono presenti su Facebook, il 76% su Twitter e il 61% possiede un account Youtube. Dalla ricerca emerge però che la maggioranza di essi pubblica meno di un post al giorno: il 67% su Facebook ed il 61% su Twitter. L’uso di Facebook è finalizzato soprattutto all’interazione con gli studenti, Twitter alla diffusione delle notizie. Tra i contenuti pubblicati dai canali ufficiali, troviamo prettamente notizie di eventi relativi alla vita di ateneo, sui servizi erogati e le novità nell’offerta formativa.

Ciò che risalta su Facebook, oltre ai canali ufficiali degli atenei analizzati dalla ricerca sopracitata, è la presenza di gruppi o pagine non ufficiali a carattere informativo dove avviene un’interazione ancor più diretta tra studenti e studenti/professori. L’uso che si fa di queste pagine è tra i più disparati: pianificazione della didattica, consigli su testi da preparare ed esami da sostenere. Quello che risalta è la potenzialità che lo strumento ha di agevolare e velocizzare la comunicazione di informazioni tra tutti i fruitori, non solo orizzontalmente tra studenti ma anche verticalmente: sono gli stessi docenti ad utilizzare la pagina per comunicare, ad esempio, la pianificazione di un corso, rispondere alle richieste informazioni o a richiedere un feedback sull’organizzazione della didattica agli studenti stessi. Una modalità di interazione che non sostituisce i canali ufficiali (quali bacheche informative presenti nei corridoi degli atenei o le cosiddette web-cattedre sui siti istituzionali delle università) ma che permette ancor di più di integrare la conoscenza organizzativa e lo scambio di opinioni tra coloro che vi partecipano.


Storico risultato. Negli Stati Uniti per la prima volta nella storia il valore di mercato della pubblicità internet raccolta ha superato quella del settore televisivo. Chi lavora con il web lo sperava, anzi sapeva in cuor suo che prima o poi sarebbe successo. Ed ecco qui: è successo.

Secondo un report dello IAB (Internet Advertising Bureau), nel 2013 il valore della pubblicità su internet – definito “interactive advertising – è stato pari a circa 42,8 miliardi di Dollari, mentre quello del settore televisivo non ha superato i 40,1 miliardi.

Nello specifico, il totale della raccolta pubblicitaria può essere così suddiviso:
- il settore “Mobile” ha visto un aumento del 110% (anno su anno), raggiungendo la cifra di 7,1 milardi. Una crescita straordinaria, che difficilmente si arresterà nel 2014;
- il settore “Digital video” ha raccolto 2,8 miliardi, leggi + 19% sul 2012. Si è confermato dunque quarto settore più importante, dopo il “Mobile”;
- il settore “Search” – ossia la pubblicità contestuale sui motori di ricerca – ha raggranellato 18,4 miliardi. Una crescita del 9% sull’anno precedente, che aveva segnato 16,9 milardi. Non eccellente, ma comunque il risultato rimane parecchio positivo;
- il settore “Display” – in altri termini banner e affini – ha portato a casa invece 12,8 miliardi, dunque il 30% circa dell’intera raccolta dell’anno. La sua crescita è stata modesta (solo il 7%) ma comunque importante, dal momento che molti analisti danno già da tempo morente quello che può essere considerato uno dei pilastri dell’economia della rete.
dollari
La situazione in Italia è alquanto diversa, comunque. Se in Europa nel 2013 il mercato della pubblicità online è valso oltre 24,3 miliardi di Euro, quello Italiano si è fermato a soli 1,5 miliardi. Qui da noi, insomma, la pubblicità tv non è ancora stata scalzata dal comparto internet, ma il dato è comunque confortante, dal momento che si tratta di un aumento del 7,7% rispetto al 2012.
La crescita del settore è dovuta principalmente al comparto “Display”, che ha visto concentrare su di sé il 47% degli investimenti; a seguire il “Video”, che ha registrato un +38,7% e infine il “Mobile” con +34,1%.

Queste cifre, che comunque fanno ben sperare per il futuro del settore, tuttavia sono parziali; si tratta di dati che fanno riferimento solo ed esclusivamente alla raccolta pubblicitaria. Dal paniere sono esclusi ovviamente tutti quegli investimenti che ricadono in ambito “consulenza” o comunicazione, più in generale. Se si contassero anche le spese delle aziende in settori quali il SEO (Search Engine Optimization) e i social media, le cifre sarebbero ovviamente molto più cospicue.


Riprendendo l’argomento Bing Webmaster Tools (qui la prima parte, relativa a Bing Webmaster Tools: come iniziare), vediamo quali sono le principali possibilità offerte da questo strumento in ambito di reportistica.

Ovviamente, il recupero e la misurazione dei dati sono il “premio” per la corretta configurazione dell’account: la possibilità di vedere le keyword con cui si accede al sito e quella di accedere ai rapporti sul traffico delle pagine sono ovviamente la spina dorsale dell’intero sistema, così come accade per Google Webmaster Tools (che, per inciso, sta sostituendo google analytics per quanto riguarda la possibilità di conoscere le parole chiave).

1 - Report e Dati pagina generale

Immagine della dashboard, senza dati, di Bing Webmaster Tools Report e Dati

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Categoria: Seo

Twitter #OwnTheMoment

La stesura del piano editoriale e la pianificazione dei contenuti è, per il Social Media Manager, un momento molto importante al fine di concentrare l’effort quotidiano sulle ultime notizie, sulla gestione ordinaria e sulla moderazione dei profili sociali.

Per facilitare questo compito Twitter ha lanciato #OwnTheMoment, un nuovo servizio che permette alle aziende di migliorare la pianificazione dei contenuti e “sfruttare” i possibili Trending Topic.

Nel sito https://twitter.twimg.com/OwnTheMoment gli utenti possono visualizzare immediatamente gli eventi dei prossimi due mesi, programmati in calendario e suddivisi per tipologia: Seasonal, TV, Sporting, Cultural, Business e Twitter. Possono inoltre decidere di scaricare il calendario in modalità PDF. Leggi tutto »


Se guardate una pagina Facebook, qual è la zona della pagina dove si posano più spesso i vostri occhi? In alto a sinistra? Al centro sul news feed? Di certo gli utenti più adusi e smaliziati non tengono in grande considerazione la colonna di destra. Questo è un problema per quanti investono in pubblicità sulla piattaforma di Mark Zuckerberg. Le inserzioni sulla colonna di destra non funzionano come dovrebbero. Ma sarà un problema di dimesioni?
A questo hanno pensato coloro che si occupano di migliorare l’interfaccia di Facebook. D’ora in avanti il social network pubblicherà nella colonna di destra annunci più grandi di quelli attualmente disponibili. La decisione è presa, lo ha dichiarato la stessa azienda due giorni fa con un post sul blog ufficiale.

https://www.facebook.com/business/news/A-New-Look-for-Ads-in-the-Right-Hand-Column

Facebook right hand ads

Questo aggiornamento del look – disponibile a partire dal mese prossimo – renderà gli “ads” più «visualmente consistenti» (testuali parole). La cosa interessante è che queste nuove inserzioni avranno le stesse proporzioni di quelle che appaiono nel news feed (gli sponsored post), ma saranno un po’ meno grandi di queste, e soprattutto appariranno meno volte. Dunque meno affollamento pubblicitario – leggi rotazione limitata degli stessi annunci – e meno formati per gli annunci. Una sostanziale semplificazione che va ad aiutare il lavoro del manager che in azienda o in agenzia si occupa di comprare spazi pubblicitari su Facebook, in quanto non sarà più necessario usare immagini di dimensioni differenti per arricchire i testi degli annunci.
L’intento dichiarato della piattaforma rimane comunque quello di fornire «A better experience for people», ma anche di aumentare le entrate dal settore Advertising. Logico e legittimo.